Perché non parliamo di fertilità

Un tema enorme, di cui si parla pochissimo. La fertilità è un tema che riguarda moltissime persone. Eppure è uno dei meno raccontati.

…e cosa succede quando iniziamo a farlo

Un tema enorme, di cui si parla pochissimo

La fertilità è un tema che riguarda moltissime persone.
Eppure è uno dei meno raccontati.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una persona su sei nel mondo affronta difficoltà nel diventare genitore.

Non è una minoranza.
Non è un’eccezione.

È qualcosa che riguarda milioni di persone.
Eppure, nonostante questi numeri, resta un tema che si fatica a nominare.

Non è solo difficile viverlo. È difficile raccontarlo

Il percorso della fertilità — e ancora di più quello dell’infertilità — non è lineare.

Non ha tempi certi.
Non ha esiti garantiti.
Non ha un linguaggio condiviso.

E soprattutto mette in discussione qualcosa di molto profondo:
l’idea di sé, del proprio corpo, del proprio futuro.

Per questo non è solo difficile viverlo.

È difficile raccontarlo.

Quando le parole non aiutano

Quando si prova a parlarne, spesso si incontrano due estremi.

Da una parte il linguaggio medico: preciso, necessario, ma distante dall’esperienza emotiva.

Dall’altra, un linguaggio quotidiano che prova a consolare ma finisce per semplificare:

“Vedrai che succederà.”
“Devi solo rilassarti.”
“Almeno sai che puoi rimanere incinta.”

Frasi che nascono con buone intenzioni, ma che non riescono a contenere la complessità di quello che una persona sta vivendo.

E così, invece di creare vicinanza, rischiano di aumentare la distanza.

Il peso (invisibile) del silenzio

Quando le parole non bastano, spesso arriva il silenzio.

Un silenzio che si riempie di:

  • solitudine
  • senso di diversità
  • fatica nel chiedere aiuto
  • difficoltà nel condividere

L’infertilità, oltre a essere una condizione medica, ha effetti profondi sul benessere mentale, sulle relazioni e sulla qualità della vita.

“L’infertilità è una delle esperienze più stressanti che una persona possa vivere, con un impatto emotivo paragonabile a quello di una malattia cronica.”

American Society for Reproductive Medicine (ASRM)

In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno si registrano oltre 90.000 cicli di procreazione medicalmente assistita.

Numeri che raccontano quanto questo percorso sia diffuso, anche se spesso poco visibile.

E forse è proprio questo il punto:
non è raro. È solo poco raccontato.

Perché non ne parliamo

Il silenzio sulla fertilità non è casuale.

Ha radici profonde, psicologiche e culturali.

In molte società, la possibilità di avere figli è ancora fortemente legata all’identità personale, soprattutto femminile.

Non riuscire a diventare genitori può essere percepito — anche inconsciamente — come una mancanza, una deviazione da ciò che è “atteso”.

E questo genera paura.

Le paure che tengono in silenzio

Dietro il silenzio ci sono spesso paure molto concrete:

  • paura di essere giudicati
  • paura di essere visti come “sbagliati”
  • paura di non essere compresi
  • paura di essere compatiti
  • paura di esporsi in un momento già fragile

L’infertilità è ancora, in molti contesti, un tema tabù.

E quando qualcosa è percepito come tabù, il silenzio diventa una forma di protezione.

Una questione che va oltre il corpo

La fertilità non riguarda solo il corpo.

Riguarda il modo in cui ci pensiamo, il futuro che avevamo immaginato, il ruolo che pensavamo di avere.

Per questo diventa difficile da raccontare.

Non si tratta solo di dire “non riesco ad avere un figlio”.
Si tratta di dare voce a qualcosa che tocca in profondità chi siamo.

La fertilità non riguarda solo il corpo.

Riguarda il modo in cui ci pensiamo, il futuro che avevamo immaginato, il ruolo che pensavamo di avere.

“L’esperienza dell’infertilità può mettere in discussione l’identità, l’autostima e i progetti di vita di una persona.”

Peterson, B. D. et al., Journal of Psychosomatic Obstetrics & Gynecology

Non sorprende, quindi, che questo percorso venga spesso vissuto come una crisi profonda, che tocca non solo il piano fisico, ma anche quello emotivo e relazionale.

Il risultato: invisibilità

Il risultato è che molte persone attraversano questo percorso in silenzio.

Non perché non vogliano parlarne. Ma perché parlarne espone.

E quando si è già fragili, esporsi può sembrare troppo.

A volte non è che non vogliamo parlarne. È che non sappiamo dove farlo in sicurezza.

Questo percorso non accade fuori dalla vita

C’è un altro aspetto di cui si parla ancora meno: il rapporto tra fertilità e lavoro.

Il percorso della PMA non accade in uno spazio separato.

Accade mentre si lavora.

Significa:

  • incastrare visite mediche tra riunioni
  • gestire assenze difficili da spiegare
  • sostenere carichi emotivi importanti
  • continuare a performare mentre dentro succedono cose profonde

E tutto questo, nella maggior parte dei casi, senza un linguaggio condiviso né un riconoscimento esplicito.

Una conversazione che manca

Oggi nelle organizzazioni si parla sempre più di benessere, inclusione, work-life balance.

Ma la fertilità resta quasi sempre fuori da questa conversazione.

Non perché non sia rilevante.
Ma perché è scomoda, difficile da affrontare, poco conosciuta.

Eppure riguarda direttamente la vita delle persone.

E quindi, inevitabilmente, anche il lavoro.

Cosa succede quando iniziamo a parlarne

Parlare di fertilità non risolve il percorso.

Non cambia necessariamente gli esiti.

Ma cambia il modo in cui lo attraversiamo.

Quando iniziamo a parlarne succede qualcosa:

  • si crea spazio
  • si riduce la solitudine
  • aumenta la comprensione
  • diventa possibile chiedere supporto

E anche nei contesti lavorativi può emergere una nuova forma di attenzione.

Più concreta.
Più umana.

Il ruolo delle parole

Le parole non risolvono.

Ma permettono di attraversare.

Permettono di dare forma a ciò che si sta vivendo, di riconoscerlo, di condividerlo quando possibile.

Permettono di passare da qualcosa che si subisce in silenzio a qualcosa che può essere, almeno in parte, rielaborato.

Iniziare, anche senza perfezione

Forse non esiste un modo perfetto per parlare di fertilità.

Ma esiste un primo passo.

Iniziare a nominarla.
A riconoscerla.
A darle spazio.

Perché anche questo, nel suo piccolo, può cambiare molto.

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