La storia fertile di una donna che si è scoperta infertile

Perché ho creato Uovo in Viaggio

Pensavo che diventare mamma fosse semplice, per questo ho passato una gran parte del mio tempo fertile a cercare di non esserlo. 

Poi a 33 anni ho pensato che mi sarebbe piaciuto avere un figlio. Uno? che dico, tanti figli. Due almeno, forse tre. 

E non pensavo che mi sarebbe successo.

Non pensavo che avrei fatto parte di quel gruppo di persone che “ci provano” e non succede niente.

Non pensavo che avrei imparato parole come fecondazione in vitro, transfer, attecchimento, biochimica.

Non pensavo che avrei iniziato a misurare il tempo in cicli, tentativi, attese. In cifre, dosaggi.

E soprattutto non pensavo che l’avrei mai raccontato perché, diciamocelo, l’infertilità, non si racconta. 

La mia storia fertile

E invece, eccomi qua. 

La mia è la storia fertile di una donna che a un certo punto si è scoperta infertile.

Quando ho incontrato il papà di mio figlio avevo poco più di trent’anni.  Mi sentivo giovane, libera, piena di possibilità. E anche un po’ spaventata.

Non cercavo qualcosa di definitivo. Venivo da una storia d’amore finita male male, ma proprio male. Poi l’amore ha cambiato i piani e abbiamo deciso di provare ad avere un bambino con la leggerezza di chi pensa che le cose succedono quando è il momento giusto.

Non è andata così.

Nei nostri piani, saremmo partiti per una vacanza, sarei rimasta incinta, saremmo diventati genitori da lì a pochi mesi.

Il momento in cui cambia tutto

Dopo un anno senza risultati, ci siamo avvicinati al mondo della PMA. O meglio abbiamo iniziato a valutare che ci sarebbe servito un aiuto per coronare il nostro sogno. 

Io vi ho messo un po’ ad accettare l’idea. Quindi prima di aspettare un pochino e provare con approcci diciamo più naturali – mio marito ancora si ricorda di quando abbracciavo i melograni a casa di mio papà (true story).

Poi non vedendo risultati, abbiamo fissato le prime visite in un centro PMA e con ginecologi esperti di fertilità. Ma era tutto un andare a tentoni e alla scoperta perché quando abbiamo iniziato noi nel 2015 se ne parlava davvero poco, ancora più poco di adesso.

La nostra prima volta 

All’inizio sembra tutto semplice, quasi tecnico. Come se bastasse seguire dei passaggi.

Poi arriva la realtà. Ricordo ancora la telefonata del biologo. Lo avevo già capito dal “pronto” che qualcosa non andava: su dodici ovociti prelevati zero fecondati.

Ero in tram, diretta al lavoro. E non ero pronta a quella notizia. Mi ero convinta che sarebbe andato tutto bene. 

E mentre il mondo continuava a muoversi, io mi sono fermata, Mi sono freezzata dentro perchè volevo solo nascondermi quel giorno, piangere, ma non potevo assentarmi dal lavoro. 

Continuare a vivere mentre dentro succede altro

Questa è una delle cose più difficili da spiegare.

Si continua a lavorare, a partecipare alle riunioni, a parlare con le persone.
Ma dentro si sta attraversando qualcosa di completamente diverso.

Negli anni abbiamo provato più volte.
Abbiamo attraversato fallimenti, un aborto, momenti in cui sembrava impossibile reggere tutto.

Ci siamo trovati a vivere una quotidianità fatta di incastri, punture, attese, speranze e delusioni.

E intorno, spesso, il silenzio. 

O peggio, frasi che non aiutano.
“Almeno sei rimasta incinta.”
“Allora adesso puoi partire per quella trasferta?”

Trasformare il veleno in medicina

A un certo punto ero esausta.

Fisicamente, emotivamente, mentalmente.

E mi sono fatta una domanda che ha cambiato tutto.

Se questo è quello che sto vivendo… può servire a qualcosa?

Non nel senso di trovare un lato positivo a tutti i costi. Ma nel senso di trasformarlo.

È lì che ho iniziato a cambiare sguardo.

Ho smesso di definirmi infertile. Ho iniziato a pensarmi diversamente fertile.

Non potevo generare nel modo che avevo immaginato. Ma potevo comunque essere generativa.

Ho iniziato a scrivere.
A raccontarmi.
A dare forma a quello che stavo vivendo.

Uovo in Viaggio

Così è nato Uovo in Viaggio.

All’inizio era uno spazio personale.  Un progetto digitale in cui mettere insieme la mia esperienza e il mio lavoro con le parole.

Poi è diventato qualcosa di più.

Perché ho capito che non ero sola.
Che siamo in tanti a vivere questo percorso.
E che raccontarlo può fare la differenza.

La maternità che arriva (e non cancella tutto)

Dopo anni, tentativi e attese, è arrivata la gravidanza. Una gravidanza piena di speranza, ma anche di paura.  Una gravidanza attraversata con la consapevolezza che niente è scontato.

E anche l’inizio della maternità non è stato come lo avevo immaginato.

Il parto, la fatica, il corpo provato, una forma di depressione post-parto.

Perché anche questo fa parte della storia. E raramente viene raccontato.

Oggi sono la mamma di un arcobaleno (e di un gatto). E questa è la nostra storia.

Perché questo progetto

Ho creato Uovo in Viaggio per due motivi.

Il primo è personale.

Avevo bisogno di dare senso a quello che stavo vivendo.
Di trasformarlo in qualcosa che potesse essere attraversato, non solo subito.

Il secondo è collettivo.

Perché questo percorso esiste.
E troppo spesso resta invisibile.

In fondo

Non possiamo scegliere sempre cosa ci accade.

Ma possiamo, a volte, scegliere cosa farne.

E, se riusciamo, possiamo trasformare anche il veleno in qualcosa che assomiglia, almeno un po’, a una medicina.

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